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Il 28 aprile 1982 era una tiepida e soleggiata giornata primaverile. La mia ragazza Claudette aveva trascorso la notte con me nell’appartamento che io dividevo con la mia sorella maggiore, Linda Ransom, ed eravamo contenti di trascorre insieme anche l’intera giornata. Nessuno di noi aveva voglia di cucinare una colazione in ritardo o un pranzo in anticipo, così decidemmo di dare un’occhiata a uno dei ristoranti del vicinato.
Normalmente, avrei messo una pistola automatica 45 nella cintura dei miei jeans, ma alcuni giorni prima l’avevo prestata a un collega, Johnny, e, stranamente, non avevo più avuto sue notizie, pur avendo lasciato messaggi per lui in giro in città. Invece, infilai una due colpi 38 derringer nella tasca posteriore per difesa personale.
Quando io e Claudette uscimmo dall’appartamento e chiusi il cancello dietro di me, notai rapidamente, seduto vicino al laghetto, un uomo che non avevo mai visto prima. Non che conoscessi tutti nel complesso condominiale, ma la maggior parte delle persone venivano, come me, da un altro stato, e non avevano l’abitudine di vestirsi come gli “zoticoni locali” di Houston, nel Texas, con cappelli e stivali da cowboy, camicie a quadri, jeans attillati e grandi borchie d’argento sulla cintura - a quel tipo calzava a pennello il ritratto del cowboy. Immaginai semplicemente che fosse amico di qualcuno del complesso e non pensai più a lui.
Mentre stavamo camminando attraverso il passaggio aperto verso il parcheggio, sentii i passi di qualcuno che correva dietro di noi e, prima che potessi girarmi per vedere che era, venni afferrato per il braccio sinistro, spinto contro il muro, e vidi un lampo d’argento di fronte al mio viso, mentre sentivo “Stai fermo, Williams! Muoviti, figlio di puttana, e sei morto!” che mi veniva urlato in faccia dallo stesso “cowboy” che avevo notato vicino al laghetto.
La mia memoria tornò a qualche mese prima, quando ero appena arrivato a Houston e un altro uomo – uno vestito con una giacca sportiva e pantaloni casual- mi aveva urlato frasi simili mentre cercava di derubarmi. Io ero scampato lottando da quella situazione (la 45 che avevo iniziato a portare con me l’avevo presa a quell’uomo!) ed ero altrettanto deciso ad uscire lottando da questa.
I miei occhi si puntarono sull’oggetto argenteo a pochi centimetri dal mio viso: una pistola automatica 9mm, e lasciai cadere il portachiavi-portadocumenti che avevo nella destra dicendo al cowboy “Non ho niente con me!”, mentre immediatamente allungai la mano destra, afferrai la canna della pistola e l’allontanai dal mio viso; nello stesso tempo divincolai la sinistra e afferrai il colletto della sua camicia, cercando di avvicinarlo a me. Finimmo subito a terra, entrambi cercando di ottenere il controllo della 9mm, ma nessuno di noi riusciva a decisamente prevalere – io avevo dalla mia l’età (avevo solo 22 anni!) e la paura, ma lui aveva la corporatura (era più alto e più grosso di me) e la paura – così urlai a Claudette “Va cercare aiuto!” e a quel punto lei corse via dentro il complesso condominiale. |
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